Sei il visitatore n°

Considerazioni sulla spiritualità della pittura romantica

Quando un pittore si attiene rigidamente a regole oggettive non può che concepire dei dipinti pressoché privi di partecipazione emotiva e di espressione poetica, caratteristiche queste che sono imprescindibili e distintive dell'opera d'arte in genere.

Nella storia della pittura (ma la cosa riguarda anche le altre forme d'arte) una importante presa di coscienza del problema, la cui eco è giunta fino ai giorni nostri, è apparsa intorno al 1770 con la nascita del movimento romantico, il quale si opponeva al dominio del razionale che nel Settecento aveva animato l'Illuminismo, esaltando invece l'importanza dei sentimenti e delle passioni.

Il famoso pittore romantico Caspar David Friedrich (1774 – 1840) diceva che Dio è ovunque e che anche un granello di sabbia è un microcosmo nell'universo infinito. Questo è un concetto che in un primo momento può apparire contraddittorio, in quanto sembra identificare Dio che è l'infinito con le cose finite che ci circondano. Ma nel pensiero di Friedrich si celano i presupposti di una concezione della pittura che ci porta oltre i limiti della razionalità e che arriva perfino a privare la realtà di ogni valenza oggettiva, attraverso una forma estrema di idealizzazione in base alla quale ogni cosa, anche piccola come un granello di sabbia, può essere conosciuta sotto infiniti aspetti diversi. In tal senso sono di supporto le parole che Friedrich soleva rivolgere all'aspirante pittore: "Chiudi il tuo occhio fisico così da vedere l'immagine principalmente con l'occhio dello spirito. Poi porta alla luce quanto hai nell'oscurità, affinché si rifletta sugli altri, dall'esterno verso l'interno".

L'approccio artistico finora descritto, rifuggendo ogni forma di rappresentazione della realtà che anche solo minimamente la schematizzi, è sintomatico di un genere pittorico che se da un lato è caratterizzato da un'estrema accuratezza nella resa dei particolari, e quindi dalla capacità tecnica del pittore di riprodurre sulla tela il dato naturale in modo iperreale, dall'altro consente anche di dare una interpretazione personale del soggetto ritratto. Ne consegue che all'interno di uno stesso dipinto così concepito possono esserci soggetti ritratti in modo fotografico e altre parti di esso che invece vengono intenzionalmente modificate rispetto al modello reale; il dipinto può essere anche il risultato di un "collage" di frammenti tratti da vari contesti reali, che vengono assemblati, e talvolta modificati, in modo consono alla sensibilità del pittore. Il tutto, però, avviene entro i limiti di un verismo collocabile su un piano intermedio tra quello della pittura fotografica dell'iperrealismo e quello fantastico del Surrealismo. Alla base della poetica romantica sussiste la presa di coscienza che c'è una sola verità assoluta, cioè quella ineffabile rappresentata da Dio che è l'infinito. Un approccio pittorico atto a dare forma espressiva sulla tela a questa consapevolezza, è quello che consiste nel creare dipinti equilibrati sotto ogni aspetto della composizione. Di conseguenza, secondo questo modo tipicamente romantico di concepire la pittura, in uno stesso dipinto possono essere presenti soggetti ed accorgimenti espressivi con significati anche opposti, fra i quali però nessuno riveste un'importanza maggiore rispetto agli altri. Il dipinto viene così ad essere privo di una caratterizzazione netta, dominante, e ciò contribuisce a renderlo carico di un senso di mistero e d'infinito.

Alla luce di queste ultime considerazioni si può quindi comprendere il motivo per cui, generalmente, negli artisti romantici sia tanto forte il desiderio di conciliare gli opposti. Il messaggio del dipinto emerge dal contrasto delle immagini; talvolta questo contrasto può anche nascere dal confronto fra due tele diverse concepite per essere esposte in coppia. La presenza di simboli opposti, è di grande stimolo per l'immaginazione dell'osservatore, il quale è chiamato così a dare una interpretazione personale dell'opera.

Oltre al contrasto fra le immagini, il pittore romantico può esprimere il suo sentimento di profonda spiritualità creando dipinti che hanno particolari effetti di luce e di sfumato allo scopo di evocare suggestive atmosfere mistiche. Altro modo può essere quello di comporre con figure umane piccole inserite all'interno di paesaggi che, per la maestosità e le dimensioni delle scene rimandano alla grandezza infinita di Dio che contrasta con la finitezza dell'uomo. In tal senso, un esempio significativo può essere il dipinto di Friedrich intitolato “Monaco in riva al mare” del 1809/10, un'opera che viene considerata un emblema della pittura romantica.

Concludo ricordandomi di una frase che una volta mi è capitato di leggere su un libro di filosofia. Secondo quanto vi è riportato, la vera opera d'arte è quella che dà adito alle più diverse interpretazioni pur restando sempre uguale a se stessa. E' importantissimo perciò che il pittore, come diceva Friedrich, veda le cose principalmente con gli occhi dello spirito e non con quelli della ragione: la vera opera d'arte deve far sognare, condurre sia l'artista che l'osservatore attraverso spazi infiniti, irrazionali, in cui essi possono dar sfogo alla loro immaginazione.

Andrea Alfani